L’alimento principe per i turdidi: IL LOMBRICO ROSSO

Intestino del mondo per Aristotele e animale più importante della terra per Charles Darwin, talmente importante per la fertilizzazione nella valle del Nilo da essere definito sacro da Cleopatra.
Quello che in molti si ostinano a chiamare verme è in realtà un prodigio della natura, un vero e proprio “ingegnere ecologico“.


I lombrichi ingeriscono tutti i nostri scarti organici trasformandoli in humus, uno dei migliori concimi naturali finora conosciuti: un ammendante ammesso in agricoltura biologica in grado di migliorare la struttura chimica e fisica del terreno aumentando la sua fertilità.
Sono centinaia le specie di lombrichi esistenti, ma la tipologia più adatta per l’allevamento è il cosiddetto “verme rosso californiano” definito anche semplicemente “lombrico rosso“.
Il lombrico rosso raggiunge una lunghezza che varia tra i 6 e i 10 cm, possiede 5 cuori e 6 reni, mangia ogni giorno una quantità di frazione organica pari al 60 % del proprio peso. È molto resistente e riesce a gestire escursioni di temperatura importanti. E’ un anellide ermafrodita ed ha una capacita di riproduzione molto alta, si feconda ogni settimana e produce, in media, 5 uova che si dischiuderanno dopo circa 22 giorni, dando vita da 2 a 4 piccoli, a loro volta sessualmente adulti dopo circa 60 giorni.
Si alimenta di tutti i rifiuti di natura organica e, in particolare, di letami di qualsiasi tipo: questi ultimi rappresentano il suo cibo preferito. Il lombrico oltre ad avere tutte le caratteristiche fino ad ora elencate, ahimè porta con sé spesso ospiti indesiderati che spesso provocano la morte dei piccoli pulli. Anche gli uccelli ornamentali possono ospitare nel loro apparato digerente dei parassiti che possono dare patologie anche gravi se non opportunamente trattate vediamo di conoscerli meglio.

Essenzialmente è possibile suddividere i parassiti intestinali degli uccelli in due gruppi principali: i Protozoi e gli Elminti. Nel primo caso si tratta di parassiti unicellulari, quindi di piccolissime dimensioni e non visibili ad occhio nudo. Gli Elminti, o Vermi, sono invece organismi più complessi, facilmente osservabili anche ad occhio nudo una volta che sono stati espulsi dall’apparato digerente del volatile.
Ecco alcuni parassiti che attaccano gli uccelli alcuni parassiti, come le Tenie (dette anche Cestodi o Vermi piatti), richiedono un ospite intermedio (generalmente un insetto) per completare il proprio ciclo biologico e penetrare nell’intestino degli uccelli, che si infestano ingerendo l’ospite intermedio contenente il parassita. Proprio la particolarità del loro ciclo biologico rende le Tenie il parassita più temuto dagli allevatori di insettivori. 

Come capire se un uccello ha i parassiti?

I danni che questi parassiti determinano negli uccelli sono molto variabili sia in termini di sintomi che della loro gravità, dipendendo dall’agente eziologico, dalla quantità di parassiti presenti e dallo stato immunitario del volatile parassitato. Trattandosi di infezioni dell’apparato digerente si osservano molto spesso casi di diarrea e dimagramento progressivo,talora con presenza di alimento indigerito nelle feci. L’appetito spesso aumenta dal momento che i parassiti sottraggono nutrimento al volatile che cerca di compensare mangiando più spesso. 
Tra le cause batteriche ritroviamo con buona frequenza la colibacillosi. La patologia è causata da E. Coli, un microrganismo ubiquitario e cioè normalmente presente in ambiente e nell’intestino di molti animali. La presenza di questa malattia in un allevamento sta a significare che le tecniche di gestione degli animali sono scorrette (es. igiene, gabbie, alimentazione…).E. Coli è presente in molte varianti e solo raramente riesce ad aggredire un esemplare sano. Spesso approfitta di condizioni latenti di carenze e immunosoppressione per scatenare la malattia negli uccelli, specialmente nelle fasi più delicate come riproduzione e muta.La sintomatologia coinvolge spesso l’apparato gastroenterico, nell’ambito riproduttivo può portare a morte dell’embrione o del pullo nei primi giorni di vita.Per queste motivazioni il protocollo alimentare che da anni  ormai adottiamo in allevamento è quello del cotto e congelato. 

Per quanto riguarda il lombrico i passaggi sono questi:

preleviamo i lombrichi aiutandoci con delle pinzette dalla nostra concimaia, li posizioniamo in una terrina, successivamente li travasiamo in un setaccio sciacquandoli ripetutamente con acqua per separare  il più possibile la parte organica dal lombrico, portiamo ad ebollizione l’acqua in una pentola, e immergiamo i lombrichi, una volta ripresa la bollitura son sufficienti 2 minuti di cottura per “sterilizzare” i nostri lombrichi da possibili ospiti indesiderati, abbassiamo notevolmente le cariche batteriche presenti e sempre grazie alla bollitura aumentiamo la digeribilità del lombrico. A questo punto non ci resta che imbustare i lombrichi nella razione quotidiana e refrigerarli.

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